Friday, March 12, 2010

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L’importanza del fattore umano. Le competenze necessarie alla Direzione IT per presidiare l’innovazione: uno studio del Politecnico di Milano

La tecnologia IT di per sè non è di alcuna utilità senza persone che la governano e la gestiscono opportunamente. Ma quali sono le competenze che la Direzione IT di una PMI deve p...ossedere, al fine di garantire un reale presidio dell’innovazione ICT? Un recente studio della School of Management del Politecnico di Milano su questo tema ha classificato gli skill della Direzione IT secondo quattro tipologie principali:
- competenze sistemistiche, che vanno da quelle più elementari, relative al supporto agli utenti e agli interventi manutentivi di base, fino a quelle più avanzate, relative all’installazione e alla gestione di infrastrutture complesse;
- competenze di sviluppo, che vanno dalla progettazione e sviluppo di applicazioni mediante linguaggi di programmazione, alla parametrizzazione e personalizzazione di pacchetti gestionali (ERP, ecc.);
- competenze di acquisto di prodotti e servizi ICT, che includono skill di valutazione dei fornitori ICT, di contrattualistica ICT, di monitoraggio delle attività e delle performance dei fornitori, ecc.;
- competenze di project management, relative alla pianificazione, gestione e controllo di progetti ICT complessi, che possono coinvolgere sia risorse interne sia uno o più fornitori esterni.

Sulla base dei diversi profili di competenze lo studio individua quattro tipologie principali di Direzione IT.
- IT “Help Desk”. Si occupa esclusivamente di supportare gli utenti IT nella fruizione dei servizi infrastrutturali più elementari (gestione dei Pc, connessione alla rete, office automation, ecc.). In alcuni casi può possedere anche alcune competenze di sviluppo di base, che le consentono di occuparsi della manutenzione più semplice di alcune applicazioni.
- IT “Sviluppatore”. Possiede specifiche competenze di sviluppo relative ad alcune applicazioni core dell’impresa (tipicamente il software gestionale). Alle competenze di programmazione sono associate, in genere, anche competenze sistemistiche (necessarie per lo sviluppo e la gestione delle applicazioni). In alcuni casi, le competenze di sviluppo fanno riferimento esclusivamente alla capacità di parametrizzazione e di personalizzazione di pacchetti gestionali.
- IT “Buyer e Project manager”. Possiede buone competenze di acquisto di prodotti e servizi ICT e, in taluni casi, anche buone competenze di project management, sviluppate nella gestione di progetti ICT complessi implementati da fornitori esterni.
Non tutte le Direzioni IT sono in grado di garantire efficacemente il presidio gestionale dell’innovazione ICT: solo una Direzione IT con ragionevoli competenze gestionali (in particolare di acquisto e di project management) e con una qualche sensibilità sistemistica ed applicativa può svolgere il ruolo del presidio dei processi innovativi ICT.
In alcuni casi è possibile riscontrare Direzioni IT che non solo non sono in grado di garantire un presidio efficace dell’innovazione ICT ma che si oppongono all’innovazione: parleremo in questi casi di IT Anti-innovazione. Si tratta in genere del Responsabile “storico” dei Sistemi Informativi dell’impresa, che ha contribuito alla sua informatizzazione (ad esempio, gestendo nel corso degli anni lo sviluppo “in house” e la successiva manutenzione del sistema gestionale) e che, per molteplici ragioni (atteggiamento conservativo, timore di perdere potere e ruolo, scarse competenze relative alle nuove tecnologie, ecc.) tende ad ostacolare o quantomeno a rallentare l’innovazione ICT.
FONTE: http://www.ict4executive.it/home

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Tuesday, March 9, 2010

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Meet Media GURU: Manifesto

Friday, January 29, 2010

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Segui la discussione: Technology Transfer in Italy su LinkedIn

Saluto tutti,
il successo di questa discussione dimostra due cose dal mio punto di vista:
1 - Esiste un magma generato dal Know How in questo paese portato da ricercatori, innovatori, manegers che hanno idee chiare e soluzioni che fortunatamente non sono ideologizati sono sanamente globali nei rapporti di lavoro ma più nell'abitus mentis. Magma sommerso che scorre anche nei mille canali che il socialnetwork gli offre.
2 - Non esiste parlando di Italia il mercato ricettivo. Mancano sempre le imprese ed è inutile parlare con un sordo. E' inutile e anche stupido. Giustamente alcune istituzioni devono fare anche per mission cose "stupide".
3 - Cambiamenti di sistema sono di lungo periodo. Nel medio solo dopo una crisi dirompente.
4 - Per accelerare il cambiamento occorre più iniziativa privata in ogni settore anche quello della ricerca, più capitale di rischio, più managemet ad ogni livello aziendale e per tutti i settori di attività. Rendere attrattivo il nostro paese ad Imprese straniere, a ricercatori e studenti stranieri ad investitori, la crescità verrà di conseguenza.
Un piccolo anedotto:
Mi occupo di consulenza direzionale per l'innovazione vestendo quei panni che qualcuno ha chiamato di Chief Innovation Officer o di Agente di innovazione (secondo le diciture delle differenti scuole di management) l'altro giorno ero in una azienda che ha più di 40 anni di attività ed, una media azienda quindi oltre i 50milioni di euro di fatturato che vende motori elettrici in tutto il modo.
Incontro il proprietario che ha più di 70 anni che mi ha parlato in veneto con traduzione simultanea della responsabile amministrativa in una stanza dove lui era al tecnigrafo. La riunione si è conclusa con l'apuntamento di approfondimento con L'ingegner come lo hanno chiamato per strutturare il progetto di innovazione che vorrebbero realizzare. Bene, solo questo per dire che se Noi come sistema paese non siamo in grado di trasformare l'esperienza di questo signore, arricchendola con quanto di meglio possiamo offrire in tema di competitività, non credo che le imprese come questa abbiano molte speranze di competere a lungo.
Concludo:
Ho lavorato in questi mesi alla creazione di una iniziativa imprenditoriale volta proprio a portare in Italia modelli innovativi di consulenza specializzata nell'innovazione. Ho studiato diversi casi e modelli di business per il momdo.
Vedrò se sarà possibile, conveniente o ne avrò la capacità o l'interesse di traformarli in un business reale.

Commento a discussione: ITALIANI DI FRONTIERA su LinkedIn

Ciao Roberto,
grazie per l'evento ultimo di Milano è stato interessante per approfondire il tuo progetto.
Approfitto dell'ultimo post di Aurora, per scrivere alcune osservazioni sullo stesso e su quanto ho sedimentato dopo la tua coinvolgente presentazione.
Mi pare che una chiave di intrpretazione possa essere quella di intendere non la frontiera com un west geografico ma come stato mentale soggettivo che ha delle caratteristiche comuni ad ogni latitudine e che forse noi italiani con la nostra cultura classica interpretiamo in modo particolare. Dico forse, poichè non ho né la certezza che tale caratteristica sia singolare né che sia positiva o vincente. Ma l'ignoranza è il primo grado della conoscenza.
Non distinguerei in tribù quelli; che restano e quelli che vanno; già siamo divisi da mille etichette che ci vogliono così o cosà. La cosa che ci accomuna è questo stato mentale di andare verso la frontiera che è un luogo per sua natura mai raggiungibile o mai statico, per dirla meglio.
Nelle mille negatività del nostro sistema paese nel esistono tantissime storie importanti, particolari o curiose di singoli ed imprese che vale la pena raccogliere e testimoniare anche per far vedere che nel fiume di salmoni ce ne sono molti ma allo stesso tempo che se si nasce salmoni non si può che andare contro corrente almeno per una fase della vita e che alcuni ce la fanno.
A Presto.

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Tuesday, December 1, 2009

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Outsourcing Innovation

By Michael A. Stanko, Jonathan D. Bohlmann and Roger J. Calantone

November 30, 2009 - MIT Sloan Management Review

With budgets tight, more companies are hiring third parties to come up with new ideas

When should companies try to come up with new ideas themselves—and when should they give the job to outside experts?

It’s a question many companies are facing these days. As budgets tighten, businesses are outsourcing research and development and the creation of new products as a way to slash costs, speed development time and tap into top talent outside the company.

full article

"Mentre in Italia le pratiche di management sono poco praticate nella maggiornaza delle aziende e il management dell'innovazione è sconosciuto quanto se non maggiormente rispetto al concetto di innovazione di prodotto o di processo stesso, questo articolo mostra quanto viva sia il dibattito intorno all'innovazione e quanto reale ed impattante sia anche sui conti delle aziende".

(alessandro finetti)

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Monday, November 2, 2009

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Da INTERnauti ad INFOnauti

di LUIGI CECCARINI e MARTINA DI PIERDOMENICO
La tecnologia digitale ha rivoluzionato il modo di informarsi degli italiani. L'utilizzo di internet e della Tv satellitare è in continuo aumento. Ma tenersi al corrente su questioni di pubblico interesse vuol dire prendere parte alla vita di una comunità. Significa essere cittadini, partecipare. Oggi, dunque, il nesso tra Internet e informazione (e politica) desta, più che in passato, attenzione e interesse.
leggi articolo integrale da Repubblica.it - Tecnologia

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Thursday, October 8, 2009

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Pubblico un estratto di una interessante intervista del Sole24Ore sul tema: La Creatività e L'innovazione ci convengono?

15 aprile 2009

Intervista a Richard Florida

Professor Florida, siamo in un periodo di crisi che, è lei stesso che lo dice, durerà venti o trent'anni. E non sappiamo nemmeno in quale fase ci troviamo, le voci discordano. Parlare di creativi e creatività in questo momento non è un lusso? Ce lo possiamo permettere?

Dobbiamo farlo, perchè finora abbiamo assistito a un grande spreco, quello del talento umano. Le organizzazioni che, soprattutto in questo momento, ragionano a breve o brevissimo termine, non lo riconoscono e non lo ricompensano. L'idea che non possiamo permetterci di valorizzare il talento perchè c'è la crisi è il frutto di un equivoco. Non è vero che il progresso sia solo tecnologia, in Europa ci sono anche l'arte e la cultura che possono spingere la crescita economica. Ogni crisi si è accompagnata a un momento di creatività, di apertura nella produzione artistica, pensiamo alla Germania prima della Seconda Guerra Mondiale...

Intervista integrale


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